Stati d’animo
Pubblicato da Valentina
Gestisci il tuo stato d’animo.
Uno stato d’animo positivo è una condizione esistenziale a cui tutti ambiscono e, incapaci di raggiungerla, attribuiscono il fallimento agli altri o alle circostanze del mondo esterno.
L’amore, la salute, il denaro, l’aspetto fisico, le condizioni di lavoro, l’età sono una serie di fattori su cui non abbiamo nessun controllo.
Ciò consente a ciascuno di noi di non essere non dico felice, ma almeno di buon umore, perché nulla possiamo fare sulle circostanze che non dipendono da noi.
Eppure questa condizione dell’animo è accessibile a qualsiasi essere umano a prescindere dalla sua ricchezza, dalla sua condizione sociale, dalle sue capacità intellettuali, dalle sue condizioni di salute. Non dipende dal piacere, dalla sofferenza fisica, dall’amore, dalla considerazione o dall’ammirazione altrui, ma esclusivamente dalla piena accettazione di sé che Nietzsche ha sintetizzato nell’aforisma: “Diventa ciò che sei”.
Sembra quasi un’ovvietà, ma non capita quasi mai, perché noi misuriamo la felicità non sulla realizzazione di noi stessi, che è fonte di energia positiva per quanti ci vivono intorno, siano essi familiari, colleghi, conoscenti, ma sulla realizzazione dei nostri desideri che formuliamo senza la minima attenzione alle nostre capacità e possibilità di realizzazione.
Non accettiamo il nostro corpo, il nostro stato di salute, la nostra età, la nostra occupazione, la qualità dei nostri amori perché ci regoliamo sugli altri, quando non sugli stereotipi che la pubblicità ci offre ogni giorno.
Se uno stato d’animo cattivo è il risultato di un desiderio lanciato al di là delle nostre possibilità, non ho alcuna difficoltà a dire che chi è di cattivo umore è colpevole, perché è lui stesso causa della sua infelicità.
A questo punto uno stato d’animo positivo non è più una faccenda di “umore” ma oserei dire un vero e proprio “dovere etico” non solo perché nutre il gruppo che ci circonda di positività, ma perché presuppone una buona conoscenza di sé. Infatti nello scarto tra il desiderio che abbiamo concepito e le possibilità che abbiamo di realizzarlo c’è lo spazio aperto, e talvolta incolmabile, della nostra infelicità.
Le conseguenze sono note: ansia e depressione che diventano condizioni permanenti della nostra personalità, che abbassano il tono vitale della nostra esistenza, quando non addirittura, a sentire i medici, il nostro sistema immunitario, disponendoci alla malattia che non è mai solo un’insorgenza fisica, ma anche spesso una disposizione dell’animo che ha rinunciato a quel dovere etico che Aristotele segnala come scopo della vita umana: la felicità.
Liberamente tratto da Umberto Galimberti per Repubblica.
Articolo postato ieri da Claudio Maffei nel suo blog che desidero condividere con voi.
Pregiudizi
Pubblicato da Valentina
Sono capitata su un blog di una donna che ha come obiettivo la netta separazione fra i generi maschile e femminile.
Si capisce che è offesa dal mondo maschile e in ogni sua produzione, cioè in ogni post, sottolinea la grettezza del maschio, esaltando le doti femminili. Il problema è che secondo lei le donne sono così e gli uomini sono colà. Facile semplificazione.
Io non voglio giudicare perchè non conosco i percorsi che l’hanno portata a queste estreme generalizzazioni, però ho provato una profonda tristezza per la semplicità con cui delinea sia gli uomini che le donne. Ma la mente umana è cosi complessa che non puo’ essere catalogata e suddivisa in "buoni e cattivi", perchè non siamo dei soggetti inanimati da collocare qui o là a seconda delle nostre preferenze.
Mi rattrista pensare anche solo che la sua esaltazione delle donne, è cosi poco obiettiva che le impedisce di vedere che ogni donna è un mondo a sè. Vorrei dire a questa signora delusa, di non parlare a nome di tutte le donne, ma di parlare per sè, perchè quello che è il suo mondo, di donna che "spenna gli uomini" rei di non meritare altro, non appartiene alla volontà di tutte, nè condivido il giudizio secondo cui, la donna che non sfrutta economicamente l’uomo, non brilla di luce propria e non è intelligente oppure non può permetterselo perchè bruttarella.
E no, cara signora, ci sono una miriade di sfaccettature nell’essere umano, che rifiuto l’idea di sentirmi un vermiciattolo solo perchè voglio essere indipendente e rifiuto l’idea di farmi mantenere da qualcuno. Il quoziente di intelligenza non si misura dalla capacità di sfruttare le debolezze degli altri e nemmeno accetto venga messa in discussione l’idea di libertà degli altri.
Ognuno di noi ha valori propri e compie delle scelte che non possono essere disprezzate solo perchè non corrispondono alle sue. Lei forse è stata ripetutamente ferita, al punto da inaridirsi e me ne dispiace, ma guai a diventare tutti uguali come se facessimo indossare una divisa all’anima. Io voglio mantenere la mia specificità e spero che ogni donna mantenga la propria. So che non esistono due soggetti identici ed è per questo che rifiuto queste generalizzazioni banalizzanti dell’essere umano.
Abbiamo una preoccupante tendenza a credere in ciò che somiglia ai nostri schemi mentali e a rifiutare come irrilevante o falso ciò che non corrisponde al nostro provincialismo culturale. Credo che il vero progresso stia nel mettersi in discussione, nell’avere una voglia inesauribile di imparare, di capire, di crescere e di evolversi.
sconcerto
Pubblicato da Valentina
Brutte notizie dal fronte politico. Il recente disegno di legge approvato dal consiglio dei ministri sul riordino dell’editoria, desta preoccupazione e sconcerto. Il problema se non rivisto, riguarderà tutti i blog, i website, i forum, insomma, tutto il web.
Leggete questo articolo approfondito che meglio di me espone e approfondisce il problema.
Lingue
Pubblicato da Vivien
Che esista una lingua del "cuore", facciamo fatica a crederlo, eppure quando guardiamo un bel tramonto, spesso non siamo in grado di tradurre verbalmente ciò che arriva ai nostri sensi! Davanti a questo bel tramonto possiamo elevare preghiere, cantare debolmente melodie senza parole, rinnovare con i gesti simboli e linee custoditi dalla memoria… Il più delle volte si tende a nascondere, ad evitare questa elevata forma di linguaggio, per timore di subire un vago altrui giudizio di "debolezza", di infantilismo… e torna il silenzio, la lingua si spegne come il fuoco in un braciere. Anche le ali dei nostri desideri tendono a chiudersi, ripiegate su se stesse. Ci fu donata la lingua per comprendere e comprenderci, per vivere e il ritmo e la musica nella parola, creatrice-madre della vita nella sa forma-materia. Oggi non esiste un linguaggio per comprendere pienamente l’altro, il nostro simile, perché la mente è nel caos e subisce l’urto di un suono che non gli appartiene. Tornare alla lingua del "cuore" ripristina, come un gioco, le nostre vere conoscenze sull’altro e su noi stessi! Restate in ascolto, per pochi secondi, di ciò che accade intorno a voi, sentite poi il vostro cuore che batte e cercate il silenzio nella mente… cosa accade? Accade che si comincia a disegnare un corpo nello spazio: il nostro, a dargli dei confini e una vita che gli appartiene di diritto. Il primo linguaggio è con noi stessi nell’attimo che scorre pur essendo eterno. Cosa diciamo ora a noi stessi? Prendete carta e penna per cominciare a scrivere, le parole fluiranno veloci, perché ora hanno più "corpo", più "sostanza" e possono creare la magia di un vecchio sogno dimenticato.
di Antonella Pedicelli